La parte più bella delle feste è senz'altro la luce.
Non solo, anzi non tanto, quella artificiale delle luminarie e delle decorazioni che rallegrano le nostre case. Certo, anche quelle hanno il loro valore, è splendido che proprio quando il dì è così breve ci siano loro a rischiarare il buio intorno a noi e neppure io, nonostante il fervore ambientalista, rinuncio alle "lucine".
Ma la cosa più bella per me, ciò che rende speciale questo periodo dell'anno e le feste che stanno iniziando, è sapere che da domani in poi avrò sempre qualche ora di luce naturale in più da vivere.
Superfluo forse parlare, anche qui, del valore simbolico della luce. Va da sé che la luce è buona e il buio un po' meno
ma per me la cosa è veramente viscerale: la mancanza di luce naturale mi asfissia, mi fa vedere tutto nero; in autunno mi piace andare a dormire prestissimo e svegliarmi presto per godere della (poca) luce disponibile nella giornata, e fosse per me abolirei completamente tutte le ore dopo le 18, le reputo praticamente inutili. 
Si potrebbe dire che su di me l'autunno e l'inverno esercitano esattamente la funzione loro deputata, e cioè spingermi all'introversione, a rivolgere lo sguardo dentro di me e ad accumulare le mie energie all'interno, per coccolarle e coltivarle in attesa di stagioni più favorevoli per l'esternazione delle idee e dei sentimenti. Ma è veramente troppo, già di carattere mi guardo dentro di continuo e quindi soffro di questo eccesso di raccoglimento.
Probabilmente affronto tutto prendendolo per il verso sbagliato. In realtà, nonostante il ripiegarmi su me stessa, non riesco mai davvero a incontrarmi, a raggiungermi, a parlarmi. So quanto invece potrebbe essere feconda questa esperienza, so che qui e ora si spargono i semi per il futuro. So quanto il buio e la notte, quelli reali e quelli metaforici, siano importanti e so che senza l'oscurità la luce non ha senso, e viceversa.
Ma mi sento già troppo tenebrosa, a volte, per apprezzare un dì più corto della notte, quindi sono davvero contenta che oggi sia il solstizio. Ho come la sensazione che da domani andrà tutto meglio, che qualcosa possa cominciare a germogliare e rinascere nonostante la mia confusione e la tristezza che ho addosso. La rinascita, quella la sento davvero. Aspetto sempre con trepidazione il periodo delle feste, e anche se non seguo alcun rituale per celebrare Yule per me è comunque una bellissima giornata speciale: e mi piace che ci siano le luci, e l'albero decorato, e ghirlande e i dolci tradizionali, e la frutta secca e i mille altri simboli ai quali ormai neanche più facciamo caso, ma che hanno un loro valore e un significato...
Di anno in anno cerco di approfondire tutto ciò, per trovare le mie radici. Non è facile.
Come esseri umani sentiamo il bisogno di appartenere a qualcosa e a qualcuno, di identificarci in un gruppo, per dare più senso alla nostra vita. Non è necessariamente per omologazione o conformismo: è perché siamo animali, animali sociali, e fa parte di noi desiderare un branco che ci rispecchi.
A volte si nasce nel branco sbagliato. Piango sempre quando leggo la storia del Brutto anatroccolo raccontata da Clarissa Pinkola Estes (la trovate qui), e mi pare che alla fine il cuore mi si spezzi.
Io il mio branco non l'ho trovato ancora: le persone speciali sono poche, e spesso lontane, le frequento in versione virtuale ma non si vive solo di virtualità e il branco, purtroppo, devi poterlo toccare e annusare esattamente come fanno gli animali per sentirlo tuo fino in fondo, ma anche per capire se è davvero il branco al quale appartieni. Che ti appartiene.
Alla fine, da tutto ciò con cui vengo in contatto pesco qualcosa. Guardo un po' qua e un po' là e metto insieme i tasselli per farli aderire al mio corpo. Non mi interessa appiccicarmi addosso un'etichetta, io cerco di trovare me stessa, le mie radici, di capire chi e cosa sono.
Quindi, tirando le somme, non festeggio il Natale e per adesso nemmeno Yule, ma su quest'ultimo sono possibilista.
E voi, come vi state preparando ad affrontare il carosello in arrivo? 
Non solo, anzi non tanto, quella artificiale delle luminarie e delle decorazioni che rallegrano le nostre case. Certo, anche quelle hanno il loro valore, è splendido che proprio quando il dì è così breve ci siano loro a rischiarare il buio intorno a noi e neppure io, nonostante il fervore ambientalista, rinuncio alle "lucine".

Ma la cosa più bella per me, ciò che rende speciale questo periodo dell'anno e le feste che stanno iniziando, è sapere che da domani in poi avrò sempre qualche ora di luce naturale in più da vivere.
Superfluo forse parlare, anche qui, del valore simbolico della luce. Va da sé che la luce è buona e il buio un po' meno
ma per me la cosa è veramente viscerale: la mancanza di luce naturale mi asfissia, mi fa vedere tutto nero; in autunno mi piace andare a dormire prestissimo e svegliarmi presto per godere della (poca) luce disponibile nella giornata, e fosse per me abolirei completamente tutte le ore dopo le 18, le reputo praticamente inutili. 
Si potrebbe dire che su di me l'autunno e l'inverno esercitano esattamente la funzione loro deputata, e cioè spingermi all'introversione, a rivolgere lo sguardo dentro di me e ad accumulare le mie energie all'interno, per coccolarle e coltivarle in attesa di stagioni più favorevoli per l'esternazione delle idee e dei sentimenti. Ma è veramente troppo, già di carattere mi guardo dentro di continuo e quindi soffro di questo eccesso di raccoglimento.
Probabilmente affronto tutto prendendolo per il verso sbagliato. In realtà, nonostante il ripiegarmi su me stessa, non riesco mai davvero a incontrarmi, a raggiungermi, a parlarmi. So quanto invece potrebbe essere feconda questa esperienza, so che qui e ora si spargono i semi per il futuro. So quanto il buio e la notte, quelli reali e quelli metaforici, siano importanti e so che senza l'oscurità la luce non ha senso, e viceversa.
Ma mi sento già troppo tenebrosa, a volte, per apprezzare un dì più corto della notte, quindi sono davvero contenta che oggi sia il solstizio. Ho come la sensazione che da domani andrà tutto meglio, che qualcosa possa cominciare a germogliare e rinascere nonostante la mia confusione e la tristezza che ho addosso. La rinascita, quella la sento davvero. Aspetto sempre con trepidazione il periodo delle feste, e anche se non seguo alcun rituale per celebrare Yule per me è comunque una bellissima giornata speciale: e mi piace che ci siano le luci, e l'albero decorato, e ghirlande e i dolci tradizionali, e la frutta secca e i mille altri simboli ai quali ormai neanche più facciamo caso, ma che hanno un loro valore e un significato...
Di anno in anno cerco di approfondire tutto ciò, per trovare le mie radici. Non è facile.
Come esseri umani sentiamo il bisogno di appartenere a qualcosa e a qualcuno, di identificarci in un gruppo, per dare più senso alla nostra vita. Non è necessariamente per omologazione o conformismo: è perché siamo animali, animali sociali, e fa parte di noi desiderare un branco che ci rispecchi.
A volte si nasce nel branco sbagliato. Piango sempre quando leggo la storia del Brutto anatroccolo raccontata da Clarissa Pinkola Estes (la trovate qui), e mi pare che alla fine il cuore mi si spezzi.
Io il mio branco non l'ho trovato ancora: le persone speciali sono poche, e spesso lontane, le frequento in versione virtuale ma non si vive solo di virtualità e il branco, purtroppo, devi poterlo toccare e annusare esattamente come fanno gli animali per sentirlo tuo fino in fondo, ma anche per capire se è davvero il branco al quale appartieni. Che ti appartiene.
Alla fine, da tutto ciò con cui vengo in contatto pesco qualcosa. Guardo un po' qua e un po' là e metto insieme i tasselli per farli aderire al mio corpo. Non mi interessa appiccicarmi addosso un'etichetta, io cerco di trovare me stessa, le mie radici, di capire chi e cosa sono.
Quindi, tirando le somme, non festeggio il Natale e per adesso nemmeno Yule, ma su quest'ultimo sono possibilista.
E voi, come vi state preparando ad affrontare il carosello in arrivo? 
Poi ci ho pensato meglio: di solito chi ti osserva dall'esterno riesce a vedere lucidamente cose che, pur essendo sotto il tuo naso, ti sfuggono, quindi sono andata a rileggermi i post di dicembre degli anni passati. 








e i pavimenti
mentre quello per i piatti
sarà messo in uso una volta terminata la confezione attuale. Per il futuro mi prefiggo due obiettivi: imparare (e mettere in pratica) qualcosa in più sui detersivi e le pulizie fai-da-te, e trovare i detergenti ideali per le normali pulizie, per quanto riguarda il rapporto qualità/prezzo.
del 



Mi sono arrovellata sulla questione, facendo appello a tutta la mia fantasia, ma sembrava di non venirne mai fuori...
In entrambi i casi, ho voluto evitare l'uso di ingredienti troppo strani o costosi, per non dare l'idea che il veganismo sia roba da ricchi... perché non è così!
Mentre preparavamo e mangiavamo tutto ho riso fino ad avere il mal di pancia
e quando ho visto il risultato finale, tutto insieme, mi sono commossa. Ancora una volta, devo (e dovete) ringraziare il mio 3/4, perché senza di lui questo post non esisterebbe. 


















